Il nuovo lavoro mi sta distruggendo dall’interno, lentamente e dolorosamente. La mia ansia cresce proporzionalmente agli apprezzamenti che ricevo: è come se ad ogni parola spesa l livello delle mie prestazioni si spostasse sempre più in alto e diventasse irraggiungibile.
E’ un gioco al rialzo dove l’unica perdente sarò io.
Ci sono già passata e la coazione a ripetere mi sta portando nello stesso girone infernale. Il mio narcisismo di fondo mi impedisce di accettare il fallimento e mi pone limiti sempre più alti che io quotidianamente raggiungo per poi trovarne di altri ancora più irraggiungibili.
Non ho più una vita, lavoro a casa, lavoro in auto, forse lavoro anche mentre dormo ed è per questo che mi sveglio ogni ora.
Non cerco più nessuno per colmare i miei vuoti interiori, non cerco sesso, non cerco amore, non cerco nulla.
Vivo per lavorare.
Bulimia.
Che parolone grande eh? Ieri il mio terapeuta ha detto che non voglio ammettere di essere malata. Forse non ha capito nulla. Io ho sempre saputo di essere malata, almeno da quattro anni a questa parte, dal mio primo blog.
Non è che non voglio ammetterlo, semplicemente non voglio affrontare il problema. O meglio, non volevo affrontare il problema, tanto non avevo superato ancora la soglia del fisicamente accettabile e fino a Natale era ancora così.
Fino a dicembre mi andavo ancora bene, non mi adoravo, ma non mi facevo totalmente schifo, poi è successo l’inimmaginabile. Lavoro nuovo, nessun tempo per mangiare, abbuffate serali ed impossibilità di prendere lassativi perché condivido il bagno con altre 20 persone. Impossibilità di correre quell’ora al giorno che mi impediva di mettere su peso.
Adesso no, ed in poco più di tre mesi eccomi a non riuscire a chiudere i pantaloni, ecco le camicette tirare, ecco i rotoli diventare più evidenti.
Eccomi a rinunciare ad uscire perché non ho più niente che mi vada bene e so che con la 48 non vado molto lontano in fatto di moda.
Così questa settimana ho deciso che proverò a lottare contro questo mostro, e dovrò farlo senza entrare di nuovo nella spirale dell’anoressia, perché io sono fatta così: o bianco o nero, o grassa o magra, o bulimica o anoressica.
Comincerò un trattamento d’urto con gli psicofarmaci per cercare di bloccare gli episodi di binge, fluoxetina. Non l’avevo mai presa prima, gli altri due psicofarmaci che avevo provato mi avevano portato così a fondo che ho pensato spesso al suicidio, mi tagliavo, bevevo moltissimo e rischiavo moltissimo, in ogni situazione, che fosse sesso senza precauzioni o lanciarmi in autostrada ai 180km.
Spero che questa volta non accada, non so se ce la farei a sopravvivere adesso con il nuovo lavoro di mezzo.